
MONDRAGONE (Massimiliano Ive) – Sta per tornare a casa la salma di Rayan Mdallel, il 15enne scomparso e poi ritrovato senza vita nelle acque del Po, nei pressi del ponte Regina Margherita ubicato nel capoluogo della regione piemontese lo scorso 19 febbraio 2025. Un commento sui social dell’imprenditore del settore delle onoranze funebri mondragonese Tommaso Capizzi, ha permesso ai mondragonesi di essere edotti del fatto che il piccolo Rayan presto sarà restituito ai suoi cari. Per i dettagli del rientro bisognerà attendere ancora qualche giorno, in quanto sono stati stabiliti i contatti per il prelievo della salma, ma bisogna organizzare tutta la procedura funeraria. Per dovere di cronaca abbiamo contattato il sindaco di Mondragone, Francesco Lavanga, che aveva promesso ai suoi cittadini di fare tutto il possibile per consentire a Rayan di essere sepolto a Mondragone. Infatti, è stato proprio lui a confermarci che entro il 15 aprile la salma del 15enne tornerà nella sua città. La scorsa estate il primo cittadino fu costretto a comunicare ai mondragonesi che i tempi di attesa per riabbracciare Rayan si erano allungati, in quanto gli uffici dell’area cimiteriale della città di Torino, nel mese di luglio 2025 disposero il rinvio dell’esumazione straordinaria e della restituzione del corpo di Rayan, a seguito di una richiesta del Comune di Mondragone.
In effetti all’epoca venne sottolineato come il regolamento della Polizia mortuaria, all’articolo 84 comma 1 lettera “a” del Dpr 285/90 prevedesse quanto segue: “Salvo i casi ordinati dall’autorità giudiziaria non possono essere eseguite esumazioni straordinarie: nei mesi di maggio, giugno, luglio, agosto e settembre, a meno che non si tratti di cimitero di comune montano, il cui regolamento di igiene consenta di procedere a tale operazione anche nei mesi suindicati”. Pertanto la famiglia di Rayan e la comunità di Mondragone hanno dovuto attendere alcuni mesi per la restituzione della salma.
Ricordiamo che sulla vicenda legata alla morte del ragazzo, la Procura di Torino ha aperto un fascicolo di inchiesta e che solo dopo alcuni mesi dal ritrovamento (avvenuto il 19 febbraio scorso), i risultati del Dna hanno consentito di identificarlo.