
MONDRAGONE (Massimiliano Ive) – Mentre la città di Mondragone si appresta a porgere l’ultimo saluto a Don Emilio Fusco, l’ex parroco di San Giustino martire in località Levagnole, nonchè fondatore della comunità della Piccola Lourdes in zona Sant’Angelo, ho deciso di scrivere un breve inciso per ricordare la figura di questo sacerdote tornato alla Casa del Padre nella giornata di ieri, 15 giungo, all’età di 77 anni. Intorno alle 17,00 di oggi 16 luglio, infatti, si svolgeranno i funerali presso il santuario dedicato a Santa Maria Incaldana, presieduti dal vescovo, mons. Giacomo Cirulli..., nel contempo è doverso, per dovere di cronaca ricordare chi ha speso una vita per il prossimo “aiutando i sofferenti e in particolare le persone in disabilità”, come ha scritto il padre passionista Antonio Rungi su Agensir. Personalmente ho conosciuto don Emilio in occasione dei preparativi del mio matrimonio ed in un momento particolare della mia vita, quando Don Guido Cumerlato, parroco della chiesa di San Gaetano Thiene in Pescopagano di Mondragone lasciò la diocesi di Sessa Aurunca, per diventare il rettore del Santuario “Mia Madonna e Mia Salvezza” a San Cipriano d’Aversa. Il primo incontro con Don Emilio fu subito dopo la sua prima caduta che lo costrinse a restare a letto per alcuni mesi. Per venire incontro alle richieste dei miei suoceri decidemmo di organizzare il matrimonio presso la chiesa di San Giustino martire a Levagnole, dove abitavano i genitori di mia moglie. In tale frangente andai di persona alla Piccola Lourdes e mi interfacciai con lui disteso nel letto. Nonostante fosse bloccato e dolorante, quando seppe che intendevamo sposarci nella sua parrocchia, gli si illuminò il volto e senza perdersi d’animo mi promise che si sarebbe messo in sesto perchè lo voleva celebrare lui anche a costo di camminare con le stampelle. Fu contento, anche del fatto che lo avrebbe aiutato don Guido.
Rimasi colpito dalla sua forza di volontà che si saldava alla sua vocazione sacerdotale. Come se la celebrazione di un sacramento gli desse la forza di superare qualsiasi ostacolo fisico. Poi gradualmente ho cominciato a frequentare la sua parrocchia per prepararmi al matrimonio. Il giorno in cui ho detto sì a mia moglie, ricordo la sua felicità di celebrare il rito. Proprio in quella occasione don Guido mi propose di aiutare nella sua missione a San Giustino, Don Emilio. Quindi continuai a svolgere il mio servizio come ministro straordinario effettuato per 6 anni a Pescopagano, anche presso la parrocchia di Don Emilio. Anzi fu proprio lui a chiedermi di entrare nel Consiglio Pastorale e di diventare catechista per i cresimandi. Compresi che la missione di questo anziano sacerdote della chiesa di San Giustino ubicata in un quartiere periferico e difficile come lo era quello di Pescopagano era tutta in salita, anche per i problemi strutturali che presentava l’edificio sacro, nonostante fosse di nuova realizzazione. Constatai la sua ferma convinzione di non arrendersi di fronte a nulla. Anzi lui mi raccontava spesso del sostegno mariano alla sua opera: “La Vergina Maria ha sempre provveduto ai miei bisogni… così come successe anni addietro con la fondazione della piccola Lourdes”. Don Emilio si riprese brillantemente da quella caduta e sosteneva davanti a tutti: “Hai visto come mi sono ripreso. Grazie a Maria che è stata sempre presente nella mia vita mi sento meglio di prima”. Riuscì ad avviare il servizio Caritas a Levagnole e per lui fu un traguardo che lo galvanizzò ancora di più, riuscendo a mettere in cantiere anche le feste patronali per San Giustino.
Una volta mi chiese di accompagnarlo nel servizio della benedizione delle abitazioni e qui mi raccontò tutta la sua storia e anche quella della Piccola Lourdes. Eravano in macchina lungo via Incaldana. Il suo volto si illuminò quando mi raccontò delle sue miserie umane e delle sue sfide missionarie che erano state benedette dalla Vergine Maria. Nonostante gli acciacchi, con determinazione decise di andare a fare visita pure ai disabili e ai pazienti di un centro per la cura dei disturbi psicologici presenti in zona. Difficilmente accettava di essere sorretto col braccio: “Devo riuscirci da solo, al massimo aggiustami la stampella” mi chiedeva. Anche durante il servizio della celebrazione eucaristica mi chiedeva al massimo di accostarlo all’altare e lui traeva forza, aggrappandosi ad esso, nel consacrare.
Durante l’ultima Epifania che abbiamo trascorso insieme nella parrocchia di Levagnole riuscì ad organizzare la consegna di decine e decine di calze. Sembrava la personificazione della bontà. Poi, in sagrestia si girò verso di me e mi disse: “Dovevi vedere quando ero più giovane cosa combinai per la Befana. Organizzai un evento che se lo ricordano ancora tutti a Mondragone. Riuscimmo a consegnare centinaia di calze”. Mentre mi rendeva edotto del suo passato, lui riprendeva vigore missionario comunicando a chi era vicino a lui tanta gioia. Era contento, quando prima di prendere un’iniziativa, dicevamo: “Don Emilio che dobbiamo fare…?”. Aveva il carisma del leader. Non gli piacevano i messaggi su watshapp e le nuove piattaforme social. “Io sono abituato a guardare in faccia le persone – diceva sempre – mentre parlo. Questi strumenti ci fanno confondere le idee”. Pertanto ci chiedeva sempre di andarlo a trovare e confrontarci con lui. Di routine amava chiedere perdono durante la celebrazione eucaristica dei suoi limiti umani e alla fine della Messa rivolgeva una preghiera universale affinchè sparisse il Covid, si fermassero le guerre e nel mondo le persone fossero risparmiate dai cataclismi. Un’ave Maria era sempre dedicata alla Madonna di Lourdes a cui lui era particolarmente devoto. L’ultima volta che l’ho visto è stato un anno fa, d’estate. Lo andai a trovare alla Piccola Lourdes, in quanto chiese di me ai genitori di mia moglie. Nonostante lavorassi ormai da più di due anni a Reggio Emilia com insegnante di religione cattolica, cercava di capire se stessi bene e come mi trovavo qui. Quando ho appreso la notizia del suo ritorno alla Casa del Padre, la mia fede mi ha fatto comprendere che la sua missione in terra, a Mondragone, era ormai compiuta. E’ restato tra noi fin quando a San Giustino non è stata avviata un’altra missione, quella di don Luciano Marotta. Sembra una coincidenza… Non bisonga essere tristi o lasciarsi abbattere dal dolore. Lui, don Emilio veramente è stato un esempio di forza e perseveranza, nonchè un testimone dell’azione dello Spirito e della Speranza tra noi.