MONDRAGONE (Massimiliano Ive) – Sarà inaugurata domani sera ( domenica 14 giugno) la sede dell’associazione culturale Mario Liberato Conte, ubicata in via Duca degli Abruzzi, 27/29. Il programma prevede, prima una Santa Messa, alle ore 18.00 presso la chiesa di San Michele Arcangelo, celebrata da don Paolo Marotta, a seguito della quale, poi interverranno il sindaco Francesco Lavanga e la presidente dell’associazione in questione Alessandra Titta; intorno alle 19.00, inoltre sarà effettuato il taglio del nastro e la benedizione dei locali della sede. La kermesse sarà allietata da un buffet.
Mario Liberato Conte è stato il primo sindaco di Mondragone, nel dopoguerra; padre dell’ex sindaco Ugo Conte e nonno dell’ex consigliere comunale Michele Conte. A lui è intitolata l’area del piazzale principale del lungomare e lo scorso venerdì 5 giugno alle ore 11.00, presso l’Istituto Comprensivo Mondragone 1, è stata pure presentata la ristampa rivisitata del libro “Mario Conte”, evento caratterizzato dalla proiezione di video, immagini, discorsi della fascia tricolore mondragonese. A tale kermesse, moderata dal giornalista de Il Mattino di Caserta, Pierluigi Benvenuti, hanno partecipato: la professoressa Concetta Riccardo, dirigente scolastico dell’Ic Mondragone 1; il primo cittadino Francesco Lavanga; il professore Flavio Quarantotto, relatore; il professore Paolo Russo, docente all’università di Cassino e la presidente dell’associazione Mario Liberato Conte, Alessandra Titta.
“Vedere una sala colma di persone riunite per mio nonno – ha commentato Michele Conte – è stata un’emozione difficile da descrivere. Non solo per il ricordo di un uomo che ha dedicato parte della sua vita alla nostra città, ma soprattutto perché ho percepito l’affetto, la stima e il rispetto che ancora oggi accompagnano la sua memoria… Un grazie speciale va a mio padre Ugo, ex sindaco di Mondragone, che con la sensibilità e l’amore ha voluto fortemente questa iniziativa”. In calce a questo articolo, pubblichiamo integralmente l’intervento della presidente dell’associazione Mario Liberato Conte, Alessandra Titta e il Qrcode per accedere al libro sopra menzionato.
L’INTERVENTO
Gentili ospiti,
desidero innanzitutto rivolgere un sincero ringraziamento alle autorità presenti, al Sindaco Francesco Lavanga, ai relatori, agli insegnanti di strumento, alle docenti dell’Istituto e a tutti voi che avete scelto di partecipare a questa iniziativa dedicata alla ristampa del volume “Mario Conte – Primo Sindaco di Mondragone”.
La vostra presenza testimonia che esiste ancora un forte interesse verso la storia della nostra comunità e verso quelle figure che, con il proprio impegno, hanno contribuito a costruire l’identità della città che conosciamo oggi.
Un ringraziamento particolare va alla Preside Riccardo, con la quale negli ultimi anni abbiamo costruito una collaborazione autentica e preziosa. La scuola è il luogo nel quale si formano i cittadini di domani ed è per questo che considero particolarmente importante il rapporto di fiducia e di collaborazione nato tra il nostro Istituto e l’Associazione. In ogni progetto abbiamo trovato disponibilità, sensibilità e una sincera volontà di offrire-alle giovani occasioni di crescita culturale e civile.
Questa non è soltanto la presentazione di un libro. È soprattutto un’occasione per fermarci, anche solo per qualche istante, e riflettere sul significato della memoria e sul rapporto che ciascuna comunità ha con la propria storia.
Mario Conte appartiene a una stagione importante della vita di Mondragone. Fu protagonista di anni complessi, nei quali amministrare significava affrontare sfide difficili e assumersi grandi
responsabilità interpretando il proprio ruolo come un servizio alla comunità dedicando l’ impegno alla crescita del territorio, al miglioramento dei servizi e alla costruzione di opportunità per le generazioni future. Il suo operato e la sua esperienza saranno tuttavia approfonditi a breve dagli illustri relatori Proff. Russo e Quarantotto, per questo non mi soffermerò sugli aspetti storici e amministrativi.
Vorrei invece partire da una domanda semplice: perché ricordiamo? Perché sentiamo il bisogno di conservare documenti, racconti, fotografie, testimonianze? Perché dedichiamo tempo ed energie a custodire la memoria di chi ci ha preceduto? Credo che la risposta abbia a che fare con qualcosa di profondamente umano. Ogni persona desidera che il proprio passaggio nel mondo abbia un significato. Tutti noi, in modi diversi, speriamo di lasciare qualcosa dietro di noi: un insegnamento, un esempio, un’opera, un gesto di bene.
Per questo motivo una delle paure più antiche dell’essere umano non è soltanto la morte, ma l’oblio.
La paura che il tempo cancelli ogni traccia del nostro passaggio e che ciò che abbiamo costruito venga dimenticato.
Anche Mario Conte, come molti uomini che hanno dedicato la propria vita al servizio della comunità, era consapevole di questo rischio. Non perché cercasse riconoscimenti personali, ma perché sapeva che valori, ideali e battaglie civili continuano a vivere soltanto se qualcuno li raccoglie e li trasmette alle generazioni successive.
Ecco perché la memoria è importante.
Non serve semplicemente a conservare il passato. Serve a dare continuità a ciò che merita di essere tramandato.
Oggi, guardando questa sala, vedendo tante persone riunite per ricordare la sua figura, possiamo dire che quell’oblio è stato sconfitto.
Mario Conte continua a essere presente nella memoria della città, non come una figura da celebrare in modo rituale, ma come una testimonianza di impegno, responsabilità e servizio.
La memoria, infatti, non vive nelle targhe o nei monumenti. Vive nelle persone. Vive nelle idee che continuano a generare altre idee. Vive quando un esempio riesce ancora a parlare al presente.
Da questa convinzione nasce l’Associazione che porta il suo nome. La sua missione non è soltanto quella di custodire documenti o organizzare eventi culturali. L’obiettivo è creare un ponte tra generazioni diverse, affinché il patrimonio di esperienze e di valori che abbiamo ricevuto non venga disperso. Viviamo in una società che corre velocemente. Spesso siamo così concentrati sul presente da dimenticare ciò che ci ha portato fin qui. Eppure nessuna comunità può costruire il proprio futuro se perde il contatto con le proprie radici. Le radici non rappresentano un limite. Rappresentano una forza. Un albero cresce verso il cielo perché affonda saldamente nella terra. Allo stesso modo una comunità può guardare avanti soltanto se conosce la propria storia. Per questo credo che memoria e libertà siano profondamente legate tra loro. Solo chi sa da dove viene può scegliere con consapevolezza dove andare. Solo chi conosce il cammino percorso da chi lo ha preceduto può affrontare il futuro senza smarrire la propria identità.
Ed è soprattutto ai giovani che vorrei rivolgere questo messaggio. Abbiate curiosità per la storia della vostra città. Non consideratela qualcosa di distante o appartenente soltanto ai libri. Dentro la storia di una comunità si trovano valori, esperienze e insegnamenti che possono aiutarci a comprendere il presente ed a costruire con responsabilità il futuro.
Consentitemi ora alcuni ringraziamenti. Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine alle insegnanti Carla Turco e Maria Pacifico che con passione, disponibilità e competenza hanno sostenuto ogni iniziativa dell’ Associazione. Il loro contributo è stato prezioso e costante, e senza il loro appoggio molti dei progetti realizzati in questi anni non sarebbero stati possibili.
Un ringraziamento particolare va alla famiglia Conte ed in particolare al Dottor Ugo Conte. Se oggi siamo qui, se questa ristampa è diventata realtà e se è nata un’Associazione dedicata a Mario Conte, gran parte del merito è suo. Con sensibilità, generosità e straordinario senso di responsabilità ha custodito e condiviso un patrimonio che appartiene non soltanto alla sua famiglia, ma all’intera città di Mondragone.
Senza il suo sostegno, la sua fiducia e la sua costante vicinanza, probabilmente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. A lui va il mio grazie più sincero e più profondo.
Concludo con un auspicio. Mi auguro che questa giornata non rappresenti soltanto un momento di ricordo, ma diventi un’occasione per riscoprire il valore della partecipazione, dell’impegno civile e del senso di appartenenza alla nostra comunità.
Perché il modo migliore per rendere omaggio a Mario Conte non è semplicemente ricordarlo, ma continuare a far vivere quei valori nei quali ha creduto e per i quali ha lavorato durante tutta la sua vita.
Se usciremo da questa sala con una maggiore consapevolezza delle nostre radici e con una rinnovata fiducia nel valore dell’impegno per il bene comune, allora questa giornata avrà pienamente raggiunto il suo scopo.
Grazie a tutti.