MONDRAGONE (Max Ive) – Si registrano ancora delle scosse di terremoto politico in fase di assestamento a Mondragone. Dopo l’ingresso in giunta dell’assessora Titti Sciaudone, in surroga della dimissionaria super assessora Maria Tramonti, ecco che nella lista di Unione Popolare, che a sua volta, sostiene l’esecutivo Lavanga, un’altra donna ha deciso di non sostenere più l’attuale maggioranza. Stiamo scrivendo della rinuncia ad entrare in Consiglio comunale, di Maria Pacifico, destinataria di circa 270 consensi nel 2022, nonché sostenitrice del Patto Civico del sindaco Virgilio Pacifico a partire dalle amministrative del 2017. A quanto pare l’epicentro politico dell’evento sismico del rimpasto di giunta sembra delinearsi proprio nella lista di Unione Popolare costituita da nomi importanti al tempo, quali Maria Tramonti, Alessandro Rizzieri, Rino Marotta, Titti Sciaudone, Stephan Longobardi e la Pacifico. Si può dire che la crisi estiva che ha aperto la strada ad un piccolo rimpasto di giunta è emersa nella lista dei fedelissimi del consigliere regionale Giovanni Zannini, e stranamente prima delle dimissioni di Maria Pacifico, l’imprenditore Alfredo Campoli con una serie di post al vetriolo ha preso di mira Alessandro Rizzieri. A quanto pare con la nomina in giunta di Titti Sciaudone l’assetto politico degli Zannini nel seno dell’amministrazione Lavanga non è assolutamente cambiato, qualcosa è mutato, nel contempo nei rapporti con Campoli e forse con la compagine zanniniana della Tramonti. Qualcuno ha visto in questo rimpasto gattopardesco “del si deve cambiare qualcosa per non modificare nulla”, lo zampino di Alessandro Rizzieri. Ora la rinunciante al Consiglio comunale, Maria Pacifico, nel suo lungo messaggio (CHE PUBBLICHIAMO IN CALCE), ha sottolineato un aspetto fondamentale che giustifica la sua scelta di abbandonare il carrozzone di Francesco Lavanga: “Purtroppo, devo constatare con amarezza che, in questi anni, la volontà espressa dagli elettori è passata in secondo piano rispetto ad accordi politici che non posso condividere.
La mediazione, seppur necessaria, non dovrebbe mai annullare il verdetto delle urne e quando gli equilibri tra le forze politiche prevalgono sulla rappresentanza reale, si rischia di allontanare i cittadini, consolidando il messaggio che determinate logiche contino più del merito e del risultato elettorale”.
Ora al posto di Maria Pacifico dovrebbe entrare in Assise Giovanni Cirillo.
LE RAGIONI DELLA RINUNCIA DI MARIA PACIFICO
Voglio anzitutto ringraziare, ancora una volta, le quasi trecento persone che nel 2022 come nel 2017 mi hanno dato fiducia. Quel sostegno, nato da una scelta libera e consapevole, rimane per me un patrimonio prezioso che conservo con profondo rispetto, oggi come allora.
In virtù del consenso ricevuto, avverto il dovere di spiegare con chiarezza e trasparenza le ragioni che rendono necessaria la mia rinuncia all’ingresso in Consiglio comunale.
Ho già avuto l’onore di servire la nostra città per cinque anni nella precedente amministrazione, un’esperienza che, pur nelle sue complessità, è stata costantemente orientata al dialogo, al rispetto delle istituzioni e a una visione condivisa del bene comune. Oggi, però, quello stesso spirito non appare più riconoscibile. La distanza rispetto al passato è evidente, tanto nei metodi quanto nelle scelte amministrative.
La mia rinuncia è dettata da ragioni nette e insindacabili, non suscettibili di compromessi. Non intendo, infatti, concorrere, neppure indirettamente, a un’azione amministrativa che non considero coerente con le priorità e il bene della nostra collettività. L’accettazione dell’incarico si tradurrebbe, inevitabilmente, in una forma di legittimazione di un modello di governo che non mi rappresenta e che non posso condividere.
Nel mio impegno politico, ho sempre ritenuto che il rispetto del consenso sia il pilastro di ogni democrazia rappresentativa. La volontà degli elettori non è un semplice dato statistico, bensì la legittimazione diretta di chi è chiamato ad amministrare. Purtroppo, devo constatare con amarezza che, in questi anni, la volontà espressa dagli elettori è passata in secondo piano rispetto ad accordi politici che non posso condividere.
La mediazione, seppur necessaria, non dovrebbe mai annullare il verdetto delle urne e quando gli equilibri tra le forze politiche prevalgono sulla rappresentanza reale, si rischia di allontanare i cittadini, consolidando il messaggio che determinate logiche contino più del merito e del risultato elettorale.
Tale percezione trova conferma nel fatto che i nuovi assetti nell’esecutivo non rappresentano affatto una scelta strategica iniziale, o quantomeno intenzionale, bensì soluzioni d’emergenza nate da inaspettate dimissioni. Del resto, chi conosce le dinamiche della cosa pubblica sa bene che certi traguardi vengono coltivati e inseguiti per anni, e per questo motivo sarebbe auspicabile una maggiore linearità nel rivendicare il percorso compiuto per raggiungere determinati ruoli.
Dopo quasi dieci anni di impegno politico, sento il bisogno di evidenziare una deriva inaccettabile, che ha ridotto progressivamente fino ad azzerare del tutto il confronto politico. La realtà in cui ho operato, formalmente repubblicana ma nei fatti retta da logiche verticistiche, calpesta il valore e l’impegno di chi ha davvero dato valore a questo percorso.
Purtroppo mi sono scontrata con dinamiche che, dietro la facciata della militanza condivisa e di un’esperienza notevole, hanno privilegiato logiche di gestione accentrata del consenso, a scapito del lavoro collettivo e della valorizzazione degli altri.
«Verba movent, exempla trahunt»
le parole muovono, ma sono gli esempi ad indicare la direzione e accettare oggi significherebbe offrire un esempio in netto contrasto con i principi che ho sempre sostenuto e con la coerenza del percorso che ho fin qui tracciato.
Ho sempre concepito la politica come esercizio di responsabilità e la responsabilità, talvolta, impone anche la fermezza di un rifiuto. Oggi questa consapevolezza è ulteriormente rafforzata dal mio ruolo di madre di tre bambini, che attribuisce a ogni scelta pubblica un peso ancora più rilevante, serio e una più profonda dimensione etica.
Infine, ritengo che spetti alla coscienza di ciascuno, e non a me, il compito di valutare, alla luce dei fatti attuali, i progressi compiuti dalla nostra città rispetto al contesto che ci circonda e alle realtà vicine. Proprio per questo, desidero rinnovare ancora una volta il mio più sentito ringraziamento a quanti hanno creduto in me e scelto di sostenermi. La vostra fiducia resta un onore prezioso, che mi impegno a onorare con la massima dedizione, oggi e domani.
Il vostro voto non è andato disperso…è un seme e i semi, con il tempo, trovano sempre il modo di germogliare.